Visualizzazione post con etichetta letta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta letta. Mostra tutti i post

mercoledì 27 novembre 2013

Lobby del gioco d'azzardo, soldi a letta e scandoloso maxisconto



Letta e le Bugie sui soldi delle Lobby
vedi il video


Video dalla Trasmissione LaGabbia



Ulteriore sconto slot Machine





venerdì 15 novembre 2013

L’Europa stronca Letta “Tasse e leggi, tutto inutile” Addio al tesoretto da 3 mld

La Ue boccia la Legge di Stabilità: “Da cambiare, i target sono lontani”. Ci negano il bonus investimenti su cui il premier aveva puntato tutto.
L’unica palla d’accaio è quella del mazzafrusto con cui l’Europa fustiga l’Italia. Le palle d’acciaio del premier non valgono nulla. Enrico Letta e l’Italia, dalle istituzioni continentali, prendono sonori schiaffoni. Il verdetto è quello che arriva da Bruxelles, che stronca la legge di Stabilità poiché “evidenzia progressi limitati” sulle raccomandazioni relative alle riforme strutturali fatte dal Consiglio a maggio scorso. Bruxelles aggiunge che l’Italia rischia di non rispettare le “regole sul deficit contenute nel patto di stabilità e crescita nel 2014″, e che dunque il Paese è a più alto rischio di sforamento dei paramtetri.
Tesoretto addio – La beffa più amara, per Letta, è però quella relativa al cosiddetto bonus investimenti, un tesoretto di circa 3 miliardi che l’Italia aveva chiesto alla Ue. Un tesoretto con il quale il premier aveva “scudato” tutte le sue misure più impopolari, dall’aumento Iva alla reintroduzione sotto mentite spoglie della tassa sulla casa. Bruxelles spiega che “l’Italia non ha accesso alla clausola per gli investimenti perché il debito non si è evoluto in modo favorevole”. Un governo inutile, dunque, immobile, inerme, e che non riesce a raggiungere uno dei suoi obiettivi principali, quello di mettere mano al tesoretto.
Le cifre – A bocciare l’operato di mister palle d’acciaio sono le cifre. Il suo esecutivo aveva calcolato uno scontro del rapporto deficit-Pil pari allo 0,3% per la spesa di investimenti per progetti co-finanziati dalla Ue. Ma la clausola non può scattare a favore di un Paese a crescita negativa o sotto il potenziale, in particolare se la deviazione dal percorso di consolidamento del bilancio non porta a superare il 3% di deficit-Pil nominale e se la regola del debito pubblico è rispettata. 

mercoledì 13 novembre 2013

Italia, debito pubblico supera 2.068 miliardi e Letta parla di ripresina

Interessi passivi a 84 miliardi, ma premier Letta afferma che "ripresa è a portata di mano".
  
ROMA (WSI) - Mentre un sempre più convinto premier Enrico Letta afferma che la "ripresa è a portata di mano", arrivano gli ultimi numeri di Bankitalia sul debito italiano. Debito che tocca un nuovo record, salendo a settembre a 2.068,565 miliardi di euro da 2.060 di agosto. 

In ribasso le entrate tributarie che nei primi nove mesi dell'anno si sono attestate a quota 278,593 miliardi di euro, -0,3% rispetto allo stesso periodo del 2012.

Ma Letta è convinto: "ci sono segnali che possono consentirci di invertire la tendenza". In visita al Coni, dove ha incontrato il presidente Giovanni Malagò, il presidente del Consiglio ha affermato di credere nella ripresa a "anche se i dati non si vedono". Ma, ha proseguito, "sulla fiducia possiamo ripartire".

  
Mentre il Governo di larghe intese dispensa ottimismo, la Commissione Ue chiede ampi aggiustamenti dal momento che il deficit si attesterà al 3%, che il Pil registrerà una contrazione dell'1,8% e che la disoccupazione raggiungerà il suo picco nel 2014. 

Quanto al debito pubblico, secondo le stime Ue raggiungerà il 133% del Pil quest'anno ed è destinato a toccare quota 134% l'anno prossimo. Gli interessi passivi sul debito ammonteranno a 84 miliardi di euro nel 2013, secondo quanto affermato da Maria Cannata, direttore generale del Debito Pubblico presso il ministero dell'Economia.

"La somma di 95 miliardi non è corretta - ha detto Cannata a inizio mese - quest'anno avremo 84 miliardi circa. Sulle dinamiche degli interessi da qui al 2015 non è facilissimo fare previsioni perché da un lato è logico attendersi un'ulteriore limatura dello spread, ma è anche vero che se l'economia riparte, i tassi generalmente tenderanno a crescere. Quindi non credo che ci si possa aspettare che i tassi nel medio periodo possano scendere".

Nell'area euro l'Italia è seconda solo alla Grecia in fatto di rapporto debito Pil. Ad Atene in ottobre era pari al 169,1%. Tra gli altri debiti pubblici più grandi dell'eurozona figurano il Portogallo (131,3%) e l'Irlanda (125,7%). 





Fonte:  wallstreetitalia.com 

Nella legge finanziaria c’è una “fregatura” da 20 mld di euro

letta1
13 nov – Si chiama “clausola di salvaguardia” che, tradotto dal linguaggio tecnico, vuol dire “fregatura”. Accade questo: nella legge di Stabilità sarà inserita una clausola di salvaguardia che prevede 20 miliardi di nuovi aggravi fiscali dal 2015 al 2016. A Palazzo Chigi spiegano che si tratta di una garanzia da dare alla Commissione europea suil fatto che l’Italia rispetterà il percorso di risanamento dei conti pubblici e che ha una sorta di “piano B”.
La norma dovrebbe essere generica e il piano prevede che nel corso del 2014 con un decreto del Presidente del Consiglio si individueranno tutti gli interventi necessari a realizzare 3 miliardi di maggiori entrate nel 2015, 7 miliardi nel 2016 e 10 nel 2017. Come? Si potrà ricorrere al taglio delle agevolazioni fiscali, a detrazioni, deduzioni ed edenzioni. Ma anche all’aumento di aliquote di prelievo ed imposte alle accise. In pratica l’aumento di benzina, sigarette e alcol. Si ricorrerà a queste maggiori entrate nella misura in cui i 20 miliardi nel triennio non verranno assicurati dai tagli di spesa che dovrebbero essere individuati dal Commissario per la spending review Carlo Cottarelli.
Intanto per il 2014 scatterà una riduzione dell’aliquota delle spese detraibili (mediche, istruzione etc) dal 19% al 18%. La detraibilità al 18% colpirebbe le spese effettuate nel 2013 portate a sconto nella dichiarazione del 2014. Il punto è che se non si raggiungerà l’obiettivo, la percentuale dello sconto fiscale scenderà al 17% nel 2014.
Toni accesi – Intorno alla legge di Stabilità sta crescendo la tensione politica: il vicemistro Pd Stefano Fassina ha addirittura minacciato le dimissioni e i sindacati hanno già annunciato scioperi. Il provvedimento dovrebbe essere licenziato in prima lettura e passare all’esame della Camera entro il 15 novembre. Il percorso parlamentare del testo di “finanziaria” messo a punto dal governo e trasmesso a Bruxelles per il vaglio della Commissione Ue si annuncia accidentato.
I due maggiori partiti di maggioranza preannunciano “un attento esame” che sfocerà con ogni probabilità nell’approvazioni di modifiche, anche se non dovranno comunque cambiare i saldi di bilancio inscritti nella nota di aggiornamento al Def già approvata dal Parlamento. Le principali mine vaganti, per la tenuta dell’intelaiatura costruita da Letta e Saccomanni, sono l’individuazione delle coperture finanziarie previste, le relative clausole di salvaguardia e il peso redistributivo del nuovo sistema di imposizione locale che subentrerà all’Imu sulla prima casa.

martedì 12 novembre 2013

“Pigs” al forno: L’UE sospenderà i fondi europei a chi sfora il deficit – L’italia resta sorvegliata speciale: in primavera arriva la trojka?

3a
L’Europa rafforza le sanzioni destinate a colpire chi non rispetterà le linee guida di Bruxelles per la virtuosa manutenzione dei conti pubblici e della competitività dei sistemi economici. D’intesa col Consiglio (i governi) e la Commissione, l’Europarlamento si appresta a reintrodurre la possibilità di sospendere i fondi strutturali a chi non si atterrà alle raccomandazioni Ue.
La durissima sanzione era stata soppressa dall’assemblea comunitaria in prima lettura, ma è in tornata nel testo la scorsa settimana. Inutile la resistenza di italiani, belgi, spagnoli e portoghesi, traditi anche dal fronte francese diviso. Hanno vinto i falchi in un match gravido di pericoli per Roma e le altre capitali che arrancano.
ITALIA CRAC BUCOITALIA CRAC BUCO
E’ un brivido in più con cui deve misurarsi l’Italia, purtroppo uno dei tanti che agitano la settimana degli esami europei che s’inizia in queste ore. La Commissione Ue procede col calendario del «semestre europeo», il coordinamento delle politiche fiscali e macroeconomiche che porta alla valutazione delle leggi di Stabilità nazionali, e dei piani di azione strutturale mirati a ridare verve al ciclo indebolito dalla recessione.
Domani l’esecutivo presenta due documenti: il «Rapporto annuale sulla Crescita» e l’Analisi degli squilibri macroeconomici. Fra giovedì e venerdì sarà la volta delle opinioni e delle raccomandazioni, cioè i giudizi sulle finanziarie (nessuna è stata respinta, s’è appreso ieri) e delle ricette per accelerare l’uscita dalla crisi.
letta merkelletta merkel
Roma è fra i sorvegliati speciali anche quest’anno, per i motivi di sempre. La Commissione intende ribadire che il Bel Paese resta caratterizzato da rilevanti disequilibri, in particolare per il debito (oltre i massimi della tabella dell’euroverifica) e la dinamica poco competitività del sistema. Criticità sono individuate sull’export, anche se la situazione migliora. La bassa produttività viene nuovamente considerata una barriera alle aspettative di crescita e alla capacità di competere a livello internazionale. La Commissione sottolineerà l’esigenza di avanza con piglio deciso sul fronte delle riforme.
ENRICO LETTA E ANGELA MERKELENRICO LETTA E ANGELA MERKEL
Il testo sugli squilibri macroeconomici ha ottenuto ieri il via libera dei tecnici della Commissione. A proposito dell’Italia si punta il dito su malanni ben noti, particolarmente sul debito, la cui misura frena i progressi strutturali di riduzione imposti dalle regole Ue, complica la manovra di alleggerimento della pressione fiscale e schiaccia la domanda interna.
Non è cambiato molto dallo scorso anno, così anche stavolta Bruxelles ritiene che sia necessario avviare «un’analisi approfondita» della nostra situazione, per esaminare i rischi connessi agli squilibri. Durerà quattro-cinque mesi. E – come successo la scorsa primavera – non ci si attende che dia luogo a punizioni speciali.
ANGELA MERKEL E FRANCOIS HOLLANDEANGELA MERKEL E FRANCOIS HOLLANDE
Saranno tredici i paesi soggetti all’«opinione» della Commissione Ue, in pratica tutta l’Eurozona (Germania compresa), meno le capitali sotto programma, come Atene e Madrid. Venerdì le valutazioni porteranno alle raccomandazioni, tutte cose – si intende – che dovranno avere l’approvazione del Consiglio, cioè degli stati. A fine percorso, chi avrà un disavanzo superiore al 3% sarà anzitutto punito con una procedura di deficit eccessivo. Chi non rispetterà i consigli macroeconomici, dovrà sottostare a una serie crescente di sanzioni che vanno dal deposito infruttifero a una multa dello 0,1% del pil.
L’ultima in materia è che, se il Parlamento voterà in questo senso la prossima settimana come ci si attende (c’è ancora discussione con gli Stati sui tagli complessivi al bilancio), gli stati potranno perdere una parte dei fondi strutturali, disastro vero perché la politica regionale è un sostegno chiave alle economie più in difficoltà.
Nel chiudere il voto sul bilancio 2014-2020, la commissione Affari regionali dell’assemblea a dodici stelle ha reintrodotto l’art. 21 che lega il funzionamento dei finanziamenti Ue al mantenimento di «un solido governo dell’economica». Lo ha fatto sotto pressione del Consiglio, che minacciava di rinviare il progetto qualora si fosse agito altrimenti. L’urgenza di avere una contabilità funzionante ha convinto i Paesi dell’Est a sostenere l’emendamento, gradito a Consiglio e Commissione.
«Le condizionalità macroeconomiche prefigurano un regime sanzionatorio parallelo a quello del “Six pack” (le norme per il governo economico Ue) e paradossalmente più severo», denuncia Roberto Gualtieri, eurodeputato Pd. Il comma 8 attribuisce alla Commissione la facoltà di proporre la sospensione di fondi in casi specifici: se una capitale non ha fatto il possibile per correggere il deficit; se dopo due raccomandazioni sulla stessa materia non ci si è allineato; se uno stato non dimostra di voler rispettare il programma di aggiustamento definito col Consiglio.
HOLLANDE E MERKELHOLLANDE E MERKEL
Spiegano le fonti che il governo Letta ha cercato di riaprire la partita e riscrivere la decisione con cui l’esecutivo Monti aveva invece accettato il compromesso sulle prospettive finanziarie (il bilancio ‘14-’20) in febbraio. Non è andata bene, Roma si è trovata isolata, senza l’aiuto sperato della Francia di Hollande.
I critici fanno notare che si tratta di «una condizionalità asimmetrica», poiché in proporzione pagano di più le regioni maggiormente arretrate, mentre si rischia di affossare l’idea di un rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche basato su incentivi alimentati da una nuova fiscal capacity (meccanismo di bilancio comune). Per l’Italia non buona notizia. La morsa europea si stringe, come previsto. Mentre il debito è sempre oltre il 130% del pil. E le riforme strutturali languono nella litigiosità della politica.