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martedì 26 novembre 2013

Colpo di mano del governo sui rifiuti.

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L’articolo 20 del collegato ambientale alla legge di stabilità, approvato dal consiglio dei ministri e all’esame del parlamento cancella tutto questo, toglie il potere decisionale alle Regioni per centralizzarlo in capo allo Stato e consente la libera circolazione dei rifiuti. Ovvero una multiutility o un imprenditore privato potrà accogliere (e bruciare) tutti i rifiuti che vuole, provenienti da qualsiasi regione e magari anche dall’estero, senza che la Regione e il Comune in cui l’impianto si trova possano intervenire. Spiega il sindaco di Misano Adriatico, Stefano Giannini: «in questo modo chi è virtuoso nella raccolta differenziata e ha realizzato impianti di smaltimento diversi dalle discariche, come nella maggior parte dei Comuni della nostra zona, dovrà farsi carico, pro quota, del rifiuto di chi virtuoso non è». «Questa rete- scrivono i sindaci – che prevede flussi di rifiuti sovraregionali appare improponibile, se non la si riferisce a situazioni di emergenza o a fasi transitorie, non per protezionismo o mancanza di solidarietà nazionale, ma perché romperebbero il delicato equilibrio tra responsabilità e premialità, che sostiene i risultati e i comportamenti dei cittadini». Continua la lettera-denuncia: «Una programmazione nazionale degli inceneritori richiederebbe una gestione pubblica degli impianti (mentre ora sono per lo più delle multiutility, ndr) per evitare che gli utili derivanti da investimenti pubblici siano a beneficio di capitali privati». I primi cittadini propongono l’alternativa di un piano nazionale di finanziamento di impianti di recupero, in grado di rappresentare anche un business per l’economia. «Un caso emblematico è quello della carta – sottolinea la lettera. – Le aziende italiane acquistano 1.3 milioni di tonnellate di carta riciclata dall’estero, inoltre 1.6 milioni di tonnellate di carta raccolta in forma differenziata, su un totale di 6.2 milioni, vengono inviate all’estero per trattamento e recupero». L’iniziativa dei sindaci sta mobilitando le associazioni ambientaliste e stanno sorgendo pure comitati antispazzatura. «Una montagna di rifiuti proveniente da ogni parte d’Italia», dice Liana Barbati, presidente del gruppo Idv alla Regione Emilia-Romagna, «è in partenza per gli inceneritori emiliani, pronta a riempire le tasche delle multiutility Hera e Iren. In pratica il ministro all’Ambiente dice: usiamo e potenziamo gli impianti di incenerimento esistenti. Ancora una volta chi ha fatto il proprio dovere viene punito, in questo caso diossinificato»
La querelle cementa a livello locale le larghe intese. Concorda Marco Lombardi, consigliere regionale Pdl: «la norma prevede un nuovo e più ampio utilizzo degli inceneritori presenti sul territorio nazionale, penalizzando la virtuosità dei cittadini dei comuni vicini agli inceneritori i quali, anziché incentivati verrebbero ripagati con maggiori rifiuti provenienti da altre parti d’Italia senza alcun vantaggio tariffario o ambientale». L’affaire-immondizia fa passare, per un attimo, in secondo piano il caos delle tariffe dei rifiuti, coi Comuni che non sanno che pesci pigliare tra Tarsu, Tares, Tasi, Tari, Tuc. Ognuno va per la sua strada, Roma ha deciso per la Tares, così come Milano che però chiede il conguaglio rispetto alla vecchia tassa, al Sud invece prevale la Tarsu. In ogni caso il Codacons stima che, indipendentemente dal nome, ogni famiglia dovrà pagare 77 euro in più. Davvero un rebus. Se poi si aggiungerà la guerriglia tra Stato e Comuni sulle norme per lo smaltimento, apriti cielo, la monnezza diventerà un’emergenza nazionale. Conclude Gabriele Folli, assessore grillino all’Ambiente del Comune di Parma: «per il nostro territorio quanto previsto nella legge di stabilità sarebbe deleterio perché porterebbe ad ingessare gli impianti di incenerimento ancora per decine di anni proprio mentre si sta avviando una proficua discussione che va verso il progressivo spegnimento. Le pare sia possibile accettare una cosa del genere?».

lunedì 18 novembre 2013

Emergenza rifiuti tossici: quel poltergeist invisibile che sta uccidendo la Campania

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Dopo le recenti rivelazioni pubbliche del boss pentito Carmine Schiavone sulla presenza nel sottosuolo di vaste aree della Campania di un quantitativo impressionante di rifiuti tossici e radioattivi, e dopo le 82 inchieste avviate dalla magistratura per traffico illecito di rifiuti, una nuova indagine ci fornisce dei dati estremamente allarmanti.
Questa volta non si tratta di un’indagine partita dalle nostre procure, ma dai laboratori militari americani. Le forze armate statunitensi sono infatti presenti in Campania, fin dalla “liberazione”, con numerose basi e installazioni militari. Ed era quindi naturale che persino loro si accorgessero che da quelle parti c’era qualcosa che non andava, constatazione che ha portato al compimento di meticolosi esami scientifici dai risultati sconvolgenti, presentati in esclusiva sul nuovo numero dell’Espresso.
A muoversi per prima è stata la U.S. Navy, il cui comando di Napoli ha ordinato di effettuare due anni di esami, costati ben 30 milioni di Dollari. L’obiettivo era capire e stabilire quanto fosse pericoloso vivere in Campania per i militari USA e le loro famiglie.
E i risultati sono andati oltre ogni immaginazione, fornendoci ulteriori conferme della spaventosa ecatombe ambientale provocata negli ultimi decenni dal micidiale intreccio politico-mafioso-affaristico che ruota attorno al traffico illecito di rifiuti. Tanto che forse il vecchio slogan della sinistra “Fuori l’Italia dalla NATO, fuori la NATO dall’Italia”, tanto gridato come un mantra nelle piazze in decenni di manifestazioni, si concretizzerà con una fuga delle truppe yankee dovuta non certo però agli innocui slogan dei comunisti, bensì alla presenza di un ben più micidiale nemico, un nemico che ha fatto impallidire persino il popolo che al mondo è notoriamente quello che più inquina!
“Poscia più che ‘l dolor poté il digiuno…” declamava il sommo poeta Dante Alighieri nel Canto XXXIII della sua Commedia. Parafrasando Dante, mi viene da pensare che“Poscia più che ‘l clamor poté il rifiuto (tossico)”: dove hanno fallito le manifestazioni e gli slogan della sinistra, probabilmente non fallirà il suo micidiale intreccio affaristico-criminale…
Ma veniamo ai dati. Secondo quanto riporta L’Espresso, dal 2009 al 2011 è stata scandagliata dagli scienziati militari USA un’area di oltre 1.000 chilometri quadrati, con analisi dell’aria, dell’acqua e del terreno nelle aree dove sono presenti dieci basi statunitensi, con l’obiettivo di ricercare 214 sostanze nocive. Ma la cosa che più sconvolge è che le conclusioni del rapporto americano, che ora vi riassumerò, sono state rese note alle nostre autorità già da molto tempo, e naturalmente, come avviene sempre nel Belpaese, sono state ignorate e nascoste sotto il tappeto.
I risultati sono inquietanti e parlano da soli. Le due provincie più colpite dai veleni sono ovviamente quelle di Napoli e Caserta, dove gli esperti USA hanno individuato luoghi con “rischi inaccettabili per la salute” disseminati un po’ ovunque nei due territori, arrivando a interessare anche il centro di Napoli. Sarebbe quindi impossibile indicare zone sicure dove risiedere (risulta pesantemente inquinato persino il terreno dove sorge la fastosa villa di Posillipo dell’Ammiraglio in capo!) e le forze armate americane presenti in Campania hanno avuto la direttiva di usare soltanto acqua minerale per bere, cucinare, fare il ghiaccio e lavarsi i denti. É stato anche sconsigliato ai militari di risiedere al piano terra delle abitazioni, a causa dei veleni che evaporano dal terreno, e di evitare la permanenza in cantine o garage sotterranei.
Ci sono inoltre tre “zone rosse”, fra i comuni di Casal di Principe, Villa Literno, Marcianise, Casoria e Arzano, dove per i militari americani e per le loro famiglie è tassativamente vietato prendere casa, a causa del tasso micidiale di sostanze cancerogene presenti nei pozzi e nelle falde acquifere e per i gas tossici che si sprigionano dai terreni.
L’articolo dell’Espresso rivela anche che nei grandi complessi militari USA di Capodichino e di Gricignano d’Aversa le minacce per la salute sono considerate “accettabili” solo in caso di permanenza breve. Il personale americano vi resta infatti in media due anni e, in ogni caso, mai più di sei: una scadenza che non deve essere mai superata per ragioni di sicurezza.
Il comando della US Navy si era mobilitato da tempo, già due anni prima dell’avvio di questi esami, avendo avuto modo di riscontrare l’elevata tossicità dei terreni e delle acque e l’incidenza preoccupante di malattie fra il personale militare e denunciando la limitata possibilità di accesso ad una documentazione italiana carente o del tutto assente e il ruolo della criminalità organizzata in questo apocalittico scempio ambientale. “Siamo partiti dal considerare che in Italia non esistevano regole, né un meccanismo valido per farle applicare” ha dichiarato il comando navale a stelle e strisce. E ancora: “Nel corso del tempo è apparso chiaro che l’incapacità di far rispettare la legge da parte delle istituzioni ha contribuito a questa situazione”.
I dati più allarmanti riguardano ovviamente l’acqua: il 92% dei pozzi privati che riforniscono le case costituisce “un rischio inaccettabile per la salute”, ed è stato appurato dagli inquirenti USA che l’acqua di pozzi clandestini riesce a penetrare anche nelle condotte idriche urbane, con effetti devastanti. In particolare, “con la bassa pressione dei mesi estivi, i veleni delle discariche possono finire in tutti i rubinetti”.
La carrellata di orrori evidenziata dal rapporto americano è molto lunga e va dall’inquietante presenza di uranio nelle falde acquifere, riconducibile al traffico di fanghi radioattivi dalla Germania, fino all’emanazione di letali vapori dal sottosuolo,“vapori densi di sostanze cancerogene, che restano a livello del suolo e penetrano nel piano terra delle case, passando da fessure nei muri e tubature. Un poltergeist invisibile che avvolge le persone anche in salotto o in camera da letto”. Tanto che, per la sola area di Napoli, “se si stima l’effetto di tutti veleni, i Napoletani corrono pericoli di tumore e asma cinque volte superiori a quelli di un abitante di New York e Los Angeles”.
Constatato che, su un totale di oltre 2.500 siti contaminati ufficialmente censiti sul suolo campano, le autorità italiane ne hanno bonificati soltanto 13, già dal 2011 le truppe americane si sono progressivamente barricate nelle loro basi, dove hanno installato impianti per rendere sicura l’acqua e monitorano costantemente lo stato dell’aria con una torre costata oltre 300.000 Dollari. E i contratti di affitto in complessi residenziali esterni alle basi (come ad esempio quelli di Parco Eva e Parco Le Ginestre) sono stati disdetti.
Quello che più ha sconvolto le autorità militari americane è l’atteggiamento delle nostre autorità: nonostante la massima collaborazione offerta alle nostre istituzioni sin dall’avvio dell’”Operazione Napoli”, e nonostante i risultati degli esami prontamente forniti all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente), alla Protezione Civile e alle amministrazioni locali, il Comando USA lamenta l’assenza di risposte.
Un silenzio inquietante, come quello della morte, persiste da parte delle nostre istituzioni.
Dov’è la magistratura? E dove sono i politici?
Quante persone dovranno ammalarsi e morire di cancro prima che i mangiapane a tradimento del Parlamento e del Governo smettano di giocare alle primarie, alle scissioni e ai festini e aprano finalmente gli occhi sui veri problemi del Paese?